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cavallo scalzo

Introduzione al Barefoot (cavallo scalzo) 

Iniziamo con lo spiegare che cosa significa barefoot horse, che tradotto dall’inglese vuole dire cavallo scalzo. Questa pratica fu portata in voga dall’ex maniscalco statunitense Jaime Jackson che studiando i cavalli selvaggi (mustang) nel loro ambiente naturale, negli anni ‘80, iniziò a sperimentare l’arte del pareggio “wild –horse” sui cavalli domestici. Negli anni ‘90 lo stesso Jackson, accompagnò alla pratica di pareggio “wild horse”, previa sferratura, la filosofia di naturalizzazione dello stile di gestione complessiva del cavallo domestico. Riferendoci a questo ultimo importante e complesso tema, possiamo soffermarci sulle teorie della famosissima veterinaria, dottoressa Hiltrud Strasser, che nel suo libro “dalla salute dello zoccolo al benessere del cavallo” ben racconta ed espone soluzioni per una “Scuderizzazione naturale”. Le riflessioni della Strasser, in chiave rigorosamente olistica, comprendono una valutazione globale dello stile di vita del cavallo, di qualsiasi genealogia o razza. Si parte da una domanda molto importante che qui cito e riporto testualmente “ come mai il nostro cavallo domestico, nonostante i più moderni ritrovati medico- ortopedici e i collaudati metodi di scuderizzazione, non riesce ad avere le stesse prestazioni e la stessa sana e robusta costituzione fisica dei soggetti che vivono in natura (e quindi liberi)? Da qui si passa ad una valutazione complessiva del benessere del cavallo che naturalmente coinvolge molti fattori. Il più importante: un ambiente naturale in cui farlo vivere. Questo ambiente deve offrire: - Un clima con naturali e continue variazione di temperature, - Un suolo misto e vario (soffice, roccioso, sabbioso, ecc..) da calpestare, - Una nutrizione con una varietà di vegetazione - Libertà di movimento - Possibilità di aggregazione con altri cavalli, vita da branco - Una libera e spontanea postura del proprio corpo, - Possibilità di bagnarsi i piedi tutti i giorni o quasi, - Luoghi di riposo in spazi aperti, - Una naturale variazione di peso legata al metabolismo e al naturale susseguirsi delle stagioni, - Il diretto contatto dei piedi col suolo. L'integrazione con cereali dovrebbe essere scarsa o nulla, mentre è possibile integrare l’alimentazione del nostro amico cavallo con minerali e oligominerali, per ovviare all'insufficiente varietà di vegetazione o ai terreni poveri e iper-sfruttati dall’agricoltura. Quindi la filosofia del "Barefoot" va al di la’ del mero utilizzo del cavallo senza ferri. Ma ha come obiettivo la piena funzionalità del piede del cavallo ed il miglioramento della salute e del benessere dello stesso. Utilizzando una citazione della dottoressa Strasser, lo zoccolo naturale è paragonabile a una “calzatura autorigenerante”capace di offrire appoggio sicuro su ogni tipo di terreno. Vediamo nel dettaglio le funzioni dello zoccolo: - Percezione tattile del terreno- ha infatti l’importante ruolo di comunicare le eventuali informazioni di pericolo - Ammortizzatore degli urti - Pompa ausiliare del sangue - Organo escretore delle sostanze proteiche in eccesso nell’organismo. Il cavallo nel suo ambiente naturale, a seguito del continuo movimento, è sottoposto ad un lento e costante consumo dell’unghia, causato dall’inevitabile effetto abrasivo sul suolo. Gli zoccoli di ogni cavallo hanno quindi, uno specifico e naturale pareggio, legato sia alla natura del suolo (prato, ghiaia,sabbia..) e sia ad alcuni peculiari fattori fisiologici, caratteristici di ciascuno individuo: la razza, la forma dello zoccolo, morfologia fisica, modo di camminare ecc.. Purtroppo non è sempre possibile garantire al nostro cavallo il movimento necessario ed un suolo sufficientemente abrasivo, quindi si ricorre al pareggio che consiste nell’eliminazione di tutte le parti dello zoccolo cresciute al di là dei normali limiti fisiologici, con lo scopo di: - Assicurare e ripristinare le corrette funzionalità biomeccaniche e fisiologiche dello zoccolo; - Conservare la salute del cavallo (in alcuni casi anche recuperare la salute del cavallo) - Conservare la forma naturale dello zoccolo, facendo sì che vengano distribuite in modo corretto le forze e le tensioni scaturite dalle leve dello zoccolo; Possiamo quindi dire che negli ultimi anni è stata profondamente rivista la concezione tradizionale della ferratura e del pensiero delle ferratura come male necessario. E dall’altra parte possiamo quindi sostenere che la filosofia del barefoot è quindi composta da 3 elementi fondamentali e imprescindili: piede scalzo (sferratura) + adeguato pareggio + naturalizzazione dello stile della gestione del cavallo domestico. Per chi decide di passare dalla ferratura al piede scalzo e quindi sposare interamente la filosofia del barefoot, deve considerare diversi fattori: - tempo: lo zoccolo deve avere il tempo NECESSARIO per adattarsi alle variazioni di contatto con il suolo - Corretti interventi di pareggio che servono a mantenere una corretta forma fisiologica dello zoccolo e quindi un buon elaterio (cioè il movimento d’apertura e chiusura dei talloni nel piano orizzontale, ad ogni ciclo d’appoggio e levata da terra) - Il movimento è essenziale soprattutto nella fase di transizione, che incentiva il prezioso elaterio - Utilizzo di suoli diversi per sollecitare l’indurimento della suola, senza però creare trami alla parete dello zoccolo in fase di crescita - Pazienza Su quest’ultimo punto dedicherei ancora qualche parola. Quando si decide di togliere i ferri, dovrà passare un tempo sufficiente affinchè la struttura dello zoccolo possa adeguarsi alla nuova situazione, migliorando la sicurezza del piede e la qualità del movimento. Nel periodo di transizione, dove il piede risulta particolarmente sensibile, al cavallo possono essere applicate scarpette che vengono indossate solo quando il cavallo è montato su terreno duro, roccioso o ghiaioso, e tolte nel tempo rimanente, per permettere un continuo contatto tra zoccoli e suolo. Per ogni cavallo la durata del Periodo di Transizione è variabile da giorni/settimane, ad un anno ed oltre,nei casi in cui si siano accertate delle precise patologie (anche pregresse). Nel momento in cui andiamo a togliere i ferri diversi fattori cambiano: aumenta l’apporto sanguigno ai piedi; aumenta la sensibilità del piede; e con il tempo ed il movimento si trasformano le strutture sia interne che esterne; Il periodo di transizione è collegato con il periodo di indurimento della parte cornea del piede, che avviene a causa dell'aumentato stimolo dovuto al contatto col terreno. Con il passare dei mesi arriveremo quindi alla naturalizzazione del piede. L'esistenza del periodo di transizione e l’impossibilità di prevederne la sua durata sono le cause della stragrande maggioranza dei casi di fallimento di un approccio barefoot. Il proprietario, spesso non in possesso di tutte le informazioni ma soprattutto carente di pazienza, di fronte a queste prime difficoltà spesso ritorna sui suoi passi. Per un pareggio di successo serve: 1. l'accorciamento della muraglia e dei talloni fino alla linea bianca, per assicurare la migliore conformazione dello zoccolo 2. un buon mustang roll per prevenire la scheggiatura e lo slargamento della muraglia. Gli attrezzi indispensabili per il pareggio sono il coltello da zoccoli (da mano destra o da mano sinistra) , la raspa e una tenaglia da maniscalco. Con il coltello, il maniscalco o l’esperto pareggiatore elimina l'eventuale eccesso di suola "morta"; elimina le parti irregolari o mal conservate del fettone; accorcia, fino ad un'altezza poco sopra il piano della suola, le barre. Con la raspa, eventualmente preceduta dalla tenaglia, si accorcia adeguatamente la muraglia in tutto il suo perimetro, dalla punta ai talloni. Un buon pareggio pone le basi per un corretto contatto attivo e passivo fra zoccolo e suolo. L'attività del pareggio richiede studio, applicazione e tirocinio. Non è assolutamente una attività banale o da sottovalutare, sia per il contenuto tecnico, che per la pratica manuale che richiede, per non parlare poi dello sforzo fisico connesso. Inoltre è importante un pareggio regolare nel tempo, e una assidua attività di controllo del piede. Concludendo, le vere difficoltà di chi si approccia al barefoot oggi, dipendono per lo più da fattori esterni legati in primis alle modifiche di gestione delle abitudini di cavallo e proprietario, poi alla scarsa disponibilità di spazi o strutture per animali in libertà, fieni poveri dovuti anche ad uno sfruttamento del terreno, diete non equilibrate, scetticismo proveniente dalle scuole tradizionali e purtroppo pareggiatori improvvisati che spesso praticano il mestiere senza un’ adeguata formazione.

 

Fonte: Sef Magazine- Emanuela Bottoni